Digital literacy: allarme competenze, quali mancano nelle imprese

Digital literacy: allarme competenze, quali mancano nelle imprese

Digital literacy: allarme competenze, quali mancano nelle imprese

Con il termine digital literacy, in italiano alfabetizzazione digitale, si intende la capacità di accedere, gestire, comprendere, integrare, comunicare, valutare e creare informazioni in modo sicuro e appropriato attraverso dispositivi digitali e tecnologie in rete per la partecipazione alla vita economica e sociale.

 

Digital literacy: che cosa comprende

È possibile scomporre la digital literacy in sette aree di competenze, distinte ma intrinsecamente interconnesse l’un l’altra:

  • Digital use, ovvero abilità quali l’accensione e lo spegnimento dei dispositivi, l’accesso a strumenti e applicazioni dai dispositivi, l’utilizzo del mouse e del touchpad e la risoluzione dei problemi legati all’hardware;
  • Digital communication, ovvero la capacità di comunicare attraverso i vari canali online, dalla e-mail alla chat di gruppo, dai social media alle videoconferenze;
  • Digital collaboration, fortemente legata alle capacità di comunicazione, abilita gli individui a lavorare insieme in modo sincrono o asincrono per raggiungere obiettivi comuni;
  • Digital content creation, ovvero lo sviluppo di contenuti digitali come la pubblicazione di contenuti su un blog o la creazione di un video destinato ai social media;
  • Data literacy, cioè la capacità di trarre informazioni significative da dati nonché di distinguerli in base all’utilizzo specifico attivando il pensiero critico;
  • Information literacy, ovvero la capacità di identificare, individuare, valutare, organizzare, utilizzare e comunicare le informazioni;
  • Digital Security, cioè la protezione dei dispositivi, dei dati personali e della privacy, riconoscendo pericoli quali hacking, truffe o malware.

Alla luce della forte spinta alla trasformazione digitale registrata in ogni settore a seguito della pandemia, risulta chiaro come sia fondamentale raggiungere un buon livello diffuso di digital literacy trasversalmente a ogni ambito che questa include per consentire la ripartenza del Paese. Il percorso da intraprendere non è né semplice né breve, richiedendo l’intervento congiunto di istituzioni pubbliche e private, di enti di formazione come di imprese. Nell’ultima edizione del Digital Economy and Society Index (DESI), l’indice che rileva infatti che il livello di digitalizzazione degli Stati UE, infatti, l’Italia si è posizionata 25esima su 28 Paesi nella classifica generale e ultima per quanto riguarda la dimensione del capitale umano. Nel dettaglio: solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base (58% media Ue) e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (33% media Ue).

 

Il digital skill gap all’interno delle aziende

Ma se raggiungere un livello sufficiente di digital literacy in tutto il Paese garantirebbe quel substrato di abilità digitali necessario affinché le evoluzioni tecnologiche dei servizi possano essere realmente fruibili dalla maggior parte dei cittadini riducendo al minimo il rischio di digital divide (di genere, anagrafico e sociale), tuttavia in ambito lavorativo occorre fare un balzo in avanti in più rispetto alla semplice alfabetizzazione digitale in direzione di un rinnovo delle competenze più specifico e qualificante.

Secondo lo studio realizzato dal World Economic Forum (WEF) dal titolo The Future of Jobs Report 2020, infatti, entro il 2025 i datori di lavoro divideranno equamente il lavoro tra uomini e macchine. Questa forte integrazione dell’elemento tecnologico se da un lato potrebbe portare alla cancellazione di 85 milioni di posti di lavoro riguardanti principalmente le attività incentrate sull’elaborazione delle informazioni e dei dati, le attività amministrative e i lavori manuali di routine, dall’altro potrebbe indurre alla creazione di ben 97 milioni di nuovi ruoli più adatti alla nuova divisione del lavoro tra esseri umani, macchine e algoritmi. Succede dunque che, il 50% dei lavoratori oggi presenti nelle aziende, affinché possa mantenere il proprio posto da qui ai prossimi cinque anni, avrà bisogno di una riqualificazione delle competenze di base, afferma il report.

 

Oltre la digital literacy: le competenze hard che servono alle imprese

Individuata la digital literacy come la principale digital soft skill, o competenza trasversale, necessaria nella nuova era della rivoluzione digitale insieme, potremmo aggiungere, al digital mindset, ovvero quell’approccio positivo e curioso verso il cambiamento, cerchiamo di capire quali sono le principali hard skill più richieste dalle imprese nel prossimo immediato futuro.

Una risposta al nostro quesito ci viene sempre dallo studio sopra citato realizzato dal WEF che elenca quali sono i venti ruoli più richiesti in tutti i settori: Data analyst and data scientist; AI and machine learning specialist; Big Data specialist; Digital marketing and strategy specialist; Process automation specialist; Business development professional; Digital transformation specialist; Information security analyst; Software and applications developer; e per concludere Internet of Things specialist. Non c’è da stupirsi se i primi dieci fanno riferimento a competenze nell’ambito digitale.

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