Digital Reskilling, la leva della digital transformation

Digital Reskilling, la leva della digital transformation

La parola chiave di oggi è chiara: riqualificazione. O meglio, digital reskilling. Secondo uno studio del McKinsey Global Institute, entro la fine del decennio circa 375 milioni di lavoratori saranno costretti a cambiare lavoro o acquisire nuove skill. Le competenze diventano velocemente obsolete e ricorrere costantemente al recruiting è obiettivamente impensabile.

La rivoluzione digital che sta cambiando radicalmente il mondo aziendale impone delle riflessioni, meglio se supportate da dati che attestano la portata del cambiamento. Lo scenario muta a una velocità inedita, ulteriormente accelerata dalla situazione di emergenza che a partire dal 2020 pervade ogni ambito professionale. In questo senso, le competenze necessarie per affrontare le trasformazioni sono in rapido e costante aggiornamento. Non solo le hard skill, competenze tecniche specifiche: le soft skill sono sempre più protagoniste delle nuove identità di professionisti che il cambiamento porta con sé.

 

Reskilling e upskilling: che cosa significa

Se upskilling significa sviluppare competenze nuove, ma rimanendo nell’ambito della propria professionalità (un upgrade di ciò che già si fa, in ottica di aggiornamento), un percorso di reskilling prevede invece l’apprendimento di skill completamente nuove per allargare il proprio raggio di competenze. L’esempio più lampante è il reskilling più o meno forzato che moltissimi lavoratori hanno affrontato negli ultimi mesi con il massiccio passaggio al remote working.

 

L’importanza del reskilling per la digital transformation

Se la digital transformation impone il cambiamento, la strategia delle imprese che vogliono rimanere al passo con i tempi dovrebbe assecondare o, ancora meglio, anticipare le esigenze della quarta rivoluzione industriale.

Secondo il rapporto Future of Jobs del 2018, entro il 2022 saranno sostituiti 75 milioni di posti di lavoro in 20 grandi economie. Allo stesso tempo, i progressi tecnologici dovrebbero creare 133 milioni di nuovi ruoli, accompagnati da una massiccia crescita di nuovi prodotti e servizi per lavorare con algoritmi e macchine di ultima generazione. La logica conclusione arriva dal World Economic Forum, che in un report sottolinea come entro il 2025 il 50% di tutti i lavoratori avrà bisogno di intraprendere un percorso di reskilling.

Ad esempio, se ci limitiamo al singolo ambito dell’Intelligenza Artificiale, lo scenario è ancora più chiaro. Dai risultati di un recente sondaggio condotto da Ibm Institute for Business Value, emerge infatti che più di 120 milioni di lavoratori nelle dodici maggiori economie mondiali dovranno iniziare un programma di reskilling nei prossimi tre anni per effetto della diffusione dell’AI.

 

Reskilling: come fare

Appurata la necessità di processi di reskilling per affrontare e plasmare la digital transformation, la palla passa agli attori in gioco e agli strumenti necessari.

Un processo di reskilling efficace prevede un cambiamento innanzitutto culturale: se la digital transformation impone un mutamento della prospettiva, dal prodotto al cliente, lo stesso si può dire per le trasformazioni fondamentali a livello di gestione delle risorse umane. L’attenzione al dipendente permette di attuare un piano di reskilling mirato, preciso, personale e modulabile.

È necessario quindi individuare le competenze effettivamente necessarie alla trasformazione dell’azienda e all’evoluzione dei ruoli. Solo a questo punto il focus può spostarsi sul personale: insieme è possibile mettere a fuoco in maniera mirata abilità, competenze, attitudini per dare il via a un percorso agile e personalizzato di formazione e sviluppo.

Fondamentale, in ottica di cultura aziendale trasformativa, dovrebbe essere anche fare dell’aggiornamento un progetto costante: la rapidità dei cambiamenti impone un’acquisizione continua e mirata di nuove skill. In questo senso, i formati e gli strumenti che meglio lo permettono dovrebbero necessariamente essere agili, facilmente personalizzabili, in costante aggiornamento e utili a fornire non solamente competenze tecniche, ma anche soft skill, nell’ottica di contribuire alla creazione di una cultura aziendale che anticipi e incoraggi la trasformazione in atto.

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