Digital skills: cosa sono e perché servono alle aziende per innovare

Digital skills: cosa sono e perché servono alle aziende per innovare

Digital skills: cosa sono e perché servono alle aziende per innovare

I modelli di business dell’industria 4.0 impongono una riflessione aggiornata sulle digital skills.

Risulta infatti chiaramente superata la definizione con cui nel 2006 il Parlamento Europeo cercava di definire l’insieme di queste abilità:

La competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC [Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, ndr]: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet.

Il quindicennio che ci separa da questa definizione ha ridefinito velocemente i confini delle digital skills, sia come ambito di applicazione (non più solo in un certo tipo di impresa, né in settori specifici delle imprese), sia come contesto (le digital skills come patrimonio personale e non solo più aziendale, applicate alla vita di ogni giorno).

Una definizione delle competenze digitali aggiornata e più calzante sui nuovi modelli di vita e di impresa suggerisce di dividerle in tre macrocategorie:

  • Competenze base. Ciò che ci rende cittadini digitali, dall’utilizzo di hardware (tastiere, schermi touch) e software (gestione basilare di file), fino alle più semplici operazioni online, come l’uso della posta elettronica e la ricerca di informazioni.
  • Competenze intermedie. Entriamo nel campo della professionalità, include per esempio la creazione di contenuti e la valutazione critica delle tecnologie. Sono competenze generiche non tarate su professionalità specifiche.
  • Competenze avanzate. Digital skills specifiche e in costante aggiornamento, fondamentali nella generazione di professionalità: dal cloud computing alla programmazione di app, dall’Internet of Things ai big data alla cybersecurity.

Ulteriore definizione necessaria è quella che distingue le digital hard skills dalle digital soft skills.

Le prime sono le abilità digitali facilmente quantificabili e riconducibili a conoscenze specifiche: utilizzo di programmi, conoscenza di linguaggi di programmazione, uso consapevole e avanzato dei social media, analisi dati. Le seconde sono difficilmente quantificabili e molto più trasversali, e hanno a che fare con la cultura e il comportamento delle persone dentro e fuori i contesti lavorativi. Problem solving, abilità comunicative, duttilità, pensiero critico: quando le classiche soft skills incontrano il mondo digital, il fortunato legame genera un connubio fondamentale per l’industria del futuro.

Tra le digital soft skills più importanti possiamo citare:

  • Knowledge Networking: capacità di identificare, organizzare e condividere il patrimonio di informazioni all’interno di reti e comunità virtuali;
  • Virtual Communication: le buone pratiche per comunicare in modo efficace attraverso i canali digitali;
  • Self-Empowerment: la capacità di realizzare pienamente il proprio potenziale unico e originale;
  • Digital Awareness: la consapevolezza delle dinamiche del mondo digitale e l’abilità di utilizzarle a proprio vantaggio.

 

Digital skills: perché servono alle aziende per innovare?

Francesco Venier, in “Trasformazione digitale e capacità organizzativa” (EUT, 2017) sostiene che la digital transformation non è semplicemente un processo di investimento in sistemi informativi. Questa deriva dalla capacità di implementarne l’utilizzo cambiando i processi e le strutture organizzative, e soprattutto dalla capacità di far sì che il capitale umano dell’impresa sviluppi le competenze che gli autori definiscono “digital deepening” e che permettono loro di essere proattivi, promuovere ed eventualmente gestire processi di cambiamento sfruttando le tecnologie digitali. Parliamo qui del Digital Mindset, o della cultura digitale, così importanti per le organizzazioni sui mercati di oggi.

Gli autori a cui Venier si riferisce sono quelli del McKinsey Global Institute, che nel report “Digital europe: pushing the frontier, capturing the benefits” mettono in luce il gap produttivo crescente tra imprese che impiegano risorse umane dalle competenze digitali profonde (hard e soft digital skills) e imprese che usano il digitale in modo statico e ripetitivo. Il paradigma non è più cogliere la differenza tra aziende digital e non digital, ma è sulla leva su cui poggia la digital transformation: ed è evidente che un capitale umano dotato di abilità digital fluide, trasversali e critiche, fa la differenza.

I “nuovi mestieri” che emergono all’orizzonte dell’Industria 4.0 non fanno che confermare questo scenario; anche la Commissione Europea già quattro anni fa sottolineava come nove lavori su dieci nel futuro richiederanno digital skills. E se l’innovazione deve passare per il maggior coinvolgimento possibile del personale, prescindere dalla massima pervasività delle digital skills in azienda appare non solo imprudente, ma obiettivamente dannoso nel presente così come in un’ottica di strategia a lungo termine.

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