Formare all’innovazione: le persone come boost per il business

Formare all’innovazione: le persone come boost per il business

Formare all’innovazione: le persone come boost per il business

Formare e sensibilizzare all’innovazione, coinvolgendo direttamente il personale nel rinnovamento dei processi aziendali, è una pratica essenziale nell’ottica di valorizzazione delle risorse umane come boost per il business.

In “The future of management”, Gary Hamel sostiene che l’80% dei dipendenti non si percepisce coinvolto nell’attività produttiva che lo circonda. Considerando la velocità con cui le aziende cambiano e la spinta sempre più forte verso l’innovation, formare le persone in questa direzione si profila come una necessità impellente. Secondo quanto emerge da una rilevazione degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano insieme ad Assochange su 179 aziende di grandi dimensioni in Italia, gli investimenti in digitale non solo sono in costante aumento, ma coinvolgono con percentuali sempre maggiori settori aziendali al di fuori dell’ICT. Il processo di innovazione in atto è dunque sempre meno prerogativa di settori specifici e sempre più dissolto in maniera trasversale grazie all’orizzontalità delle soft skills necessarie per l’innovation. A conferma di ciò, dalla stessa analisi emerge un altro dato interessante: il 59% delle aziende con un buon tasso di successo coinvolge direttamente le persone nel cambiamento.

“Chi lavora in un’azienda deve percepire che adottando nuovi modelli organizzativi, nuovi strumenti, ma soprattutto guardando il proprio lavoro da una prospettiva diversa, avrà un beneficio diretto personale e sosterrà la competitività della propria azienda, quindi la propria sopravvivenza.” (da ZeroUno)

 

Formare all’innovazione: quali strumenti?

Quali possono essere dunque questi nuovi modelli organizzativi e strumenti atti a formare e sensibilizzare all’innovazione?

Il versante più semplice su cui lavorare è sicuramente quello degli strumenti: investire su tecnologie dal costo relativamente contenuto, come device di vario tipo, o quasi nullo, come semplicemente può essere uno spazio di confronto in cloud, è una strategia relativamente alla portata di qualsiasi realtà.

Ci sono start-up che offrono servizi di piattaforma in cloud, che promettendo di creare coinvolgimento, rinnovano la classica tecnica della scatola dei suggerimenti.

La vera sfida però è sul piano dei modelli e delle strategie.

La diffusione di competenze digitali atte a formare all’innovazione non è infatti sufficiente di per sé; è opportuno mettere queste competenze al servizio di una profonda riflessione sulla cultura aziendale.

Secondo Mariano Corso (Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT e Direttore Scientifico di Digital360), le basi fondanti di questa riflessione poggiano su quattro principi organizzativi, dove a modelli tradizionali se ne sostituiscono di nuovi:

  • Trasversalità al posto di specializzazione.
  • Orchestrazione al posto di supervisione.
  • Agilità al posto di linearità.
  • Liquidità e apertura al posto di stabilità dei confini interi/esterni.

Secondo Robert B. Tucker, esperto di fama mondiale di innovation, tra i cinque fattori fondamentali per stimolare l’innovazione c’è, letteralmente, “coinvolgere tutti in azienda”. Esempio significativo di questa pratica è quanto messo in atto da Alan G. Lafley, CEO di Propter&Gamble dal 2000 al 2010. Dopo aver assunto la carica, Lafley infuse nella cultura aziendale della P&G quella che Tucker definisce la mentalità dell’opportunità: incoraggiò tutti i collaboratori a farsi avanti con delle idee, facendo dell’innovazione la responsabilità di tutti.

Lo stesso Tucker ha teorizzato un modello in quattro fasi (raccolta delle idee, selezione delle idee, sviluppo e lancio) utile a espandere il potenziale innovativo a tutte le componenti dell’azienda. In particolare, le prime due fasi sono le più delicate e importanti in ottica di coinvolgimento. È questo il fulcro dell’Open Innovation, ed è qui che entrano in gioco strumenti e tecniche, da quelli più fisici (workshop o momenti periodici di confronto, o eventi come il contest organizzato da Generali Italia nel 2017) alle tecnologie in-cloud già citate.

Un’altra tecnica diffusa soprattutto all’estero per formare e sensibilizzare all’innovazione è quella del Design Thinking: un approccio human-centered che stimola creatività e coinvolgimento, sul modello del design strategico.

Quel che è certo è che l’innovazione non può più essere pensiero esclusivo solo di una parte dell’azienda. Sensibilizzare all’innovazione è la priorità necessaria per non rimanere indietro, soprattutto in un momento storico in cui i cambiamenti nelle dinamiche aziendali sono spinti a velocità considerevoli.

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