Formazione digitale in azienda: perché le Big Tech hanno fatto scuola

Formazione digitale in azienda: perché le Big Tech hanno fatto scuola

Formazione digitale in azienda: perché le Big Tech hanno fatto scuola

Gli ultimi dati sulla formazione digitale aziendale in Europa (con uno sguardo specifico sull’Italia) non sono incoraggianti. Secondo le rilevazioni Eurostat del 2019, le strategie di crescita digitale, soprattutto nelle PMI, stagnano, e i tassi di crescita annui non sono significativi rispetto agli anni precedenti.

Ancor più drammatica è la situazione specifica del nostro Paese: il Digital Economy and Society Index (DESI) del 2020 mette in luce in maniera evidente il gap con gli altri stati dell’UE sotto il profilo della digitalizzazione, aziendale e non.

Alla luce di questo scenario non roseo, la necessità di formazione digitale è più che mai una priorità. Se la media delle società fatica a stare al passo, diversi sono i segnali che giungono dalle Big Tech. I colossi del mondo delle imprese, soprattutto quelli che fanno del digital un punto fermo, non stanno a guardare. Anzi, forti di capitali (e di autorità) tracciano la via della formazione.

Coinvolgere i dipendenti direttamente e in maniera orizzontale e rendere la formazione continua parte della cultura aziendale: queste sembrano essere le evidenti strategie che le grandi imprese mettono a fuoco nel loro processo formativo interno.

 

Formazione digitale peer-to-peer: Google e Facebook

Google e il suo programma g2g sono un esempio lampante. La società di Mountain View ha creato una rete di formazione interna e orizzontale (googler-to-googler, appunto) su base volontaria, che permette ai dipendenti di fungere da mentor l’uno per l’altro per la trasmissione di conoscenze e competenze, digital e non.

Secondo Google, “your own employees are perhaps the most qualified instructors available to you”, e l’esperienza del programma pare confermarlo: oltre 6000 dipendenti hanno aderito, e un sondaggio interno testimonia la soddisfazione del 95% dei partecipanti.

Formarsi con l’aiuto di un “g2ger” permette di essere sullo stesso piano di un collega, condividendone problematiche e punti di vista e senza subire la soggezione che inevitabilmente un formatore gerarchicamente posto più in alto può creare. Allo stesso tempo, impegnarsi volontariamente per fornire tutoraggio a un collega è uno stimolo alla responsabilizzazione, all’iniziativa personale, alla creatività e al continuo aggiornamento. Con l’esplosione del mobile computing sugli smartphone, ad esempio, migliaia di googler hanno seguito un bootcamp di formazione Android gestito dagli stessi googler che già lavoravano su Android e che necessariamente si erano aggiornati. Il programma g2g copre ormai l’80% della formazione interna in Google, a testimonianza del successo dell’iniziativa.

Anche Facebook adotta per la formazione (digital e non) interna un programma peer-to-peer: FLiP (Facebook Leadership in Practice), che permette una costante interazione tra dipendenti, alla stessa maniera di g2g.

 

Per una cultura della formazione continua

Ciò che emerge analizzando come le Big Tech di ambito digital diano importanza alla formazione interna (e i conseguenti metodi messi in atto) è la concezione stessa di formazione, intesa come un processo e non come un evento.

Emblematica è l’esperienza di Microsoft, che vede nel suo CEO Satya Nadella un convinto sostenitore dell’apprendimento continuo. La cultura che Nadella ha voluto imprimere nella società fin dalla sua nomina nel 2014 vede nella mentalità di crescita (growth mindset) un cardine irrinunciabile. Attraverso il lifelong learning, i dipendenti di Microsoft si aggiornano costantemente sulle ultime novità e ottengono badge a testimonianza dei microtraguardi ottenuti. Lo stesso Nadella realizza e condivide ogni mese un video in cui racconta i progressi ottenuti personalmente nella propria formazione. La strategia è una delle carte vincenti della company, che ha in pochi anni triplicato il proprio valore.

Cultura dell’apprendimento continuo, collaborazione interna, aggiornamento costante, attenzione alle specificità, leadership chiara: le Big Tech tracciano la via per una formazione digital (ma non solo) pronta ad accogliere costantemente i repentini mutamenti del mercato e della società.

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