Millennials vs baby boomer, come si aiuta il dialogo con il digitale

Millennials vs baby boomer, come si aiuta il dialogo con il digitale

Millennials vs baby boomer, come si aiuta il dialogo con il digitale

Il gap generazionale nel mondo del lavoro è un limite? Oggi gli uffici sono eterogenei. All’interno di un team convivono persone di generazioni diverse, con un differente approccio alla tecnologia (digital divide): dai baby boomer (persone nate tra la seconda metà degli anni Quaranta e Sessanta, poco avvezze al digital, che credono nel gioco di squadra, nei rapporti diretti tra le persone e nel valore dell’esperienza) passando per la Generazione X (nati dal 1965 al 1980), fino ai Millennials (coloro che, nati tra il 1980 e il 1995, hanno un rapporto privilegiato con gli strumenti digitali perché sono cresciuti durante il boom tecnologico) e alla Generazione Z, quella dei nativi digitali, nati dopo il 1995.

Eppure, il digitale non è più uno sconosciuto, fa parte della quotidianità di ogni lavoratore: la pandemia, con lo smart working, non ha fatto altro che premere l’acceleratore sulla digital transformation e aumentare il gap. Ma con il giusto approccio e la diffusione di una cultura digitale, le differenze possono essere superate a favore di un team reattivo e predisposto alla tecnologia.

 

Millennials vs baby boomer: il ruolo centrale degli HR

Come aiutare il dialogo tra baby boomer e digitale? All’HR l’arduo compito di vincere le resistenze, attraverso il dialogo e l’organizzazione di programmi di sensibilizzazione, alfabetizzazione, formazione, reskilling e upskilling. L’HR deve stimolare i dipendenti ad avere una mentalità flessibile, aperta alle nuove soluzioni digitali; deve promuovere una conversazione sul cambiamento all’interno dell’azienda e con ogni individuo, perché per diffondere la cultura digitale è fondamentale che ogni dipendente ne comprenda il valore e l’importanza, per sé e per il team con cui lavora.

Per rendere più “umano” questo percorso può individuare un manager o diverse figure che, con il loro carisma, modo di fare ed entusiasmo, siano in grado di trascinare i colleghi verso la digital transformation. Tutto questo senza mettere mai da parte la comunicazione: parlare, spiegare, raccontare il cambiamento che si vuole intraprendere è un tassello fondamentale del puzzle che porta all’accettazione della “digitalizzazione”. Il capo delle risorse umane diventa così un direttore d’orchestra, colui che sceglie i “narratori” più rappresentativi e credibili e gli strumenti più efficaci per raggiungere l’obiettivo: blog post, applicazioni social, videoclip, meeting informali, eventi ibridi (in presenza e virtuali).

 

Self empowerment, la skill che non può mancare in un piano di formazione efficace

Per risolvere il gap tra baby boomer e millennials, tra le “digital soft skills” che non possono mancare in un piano di formazione efficace nell’era digitale ce n’è una di particolare importanza: il self empowerment, l’abilità che spinge a distaccarsi dalle logiche precedenti e ad aprire la propria mente al cambiamento.

Il self empowerment è una presa di coscienza che porta a una chiara consapevolezza: l’apprendimento non si conclude con la fine dell’istruzione, ma è un’attività continua all’interno della propria vita professionale. L’ampliamento e l’aggiornamento delle competenze digitali rientra perfettamente in questo percorso. Il self empowerment è l’apertura mentale che permette di capire che il mondo è in continua evoluzione: esplorare i propri limiti e superarli, quindi, è la “conditio sine qua non” per avere conoscenze aggiornate e un futuro lavorativo duraturo. Ed è su questo concetto che le risorse umane possono fare leva. Come afferma lo psicologo e psicoterapeuta Enrico Maria Secci: “Esplorare i propri limiti conduce alla scoperta di territori vastissimi”. Uno stimolo per tutti i lavoratori meno avvezzi al digitale a fare un passo verso la tecnologia e a scoprirne e rivalutarne tutte le potenzialità.

 

HR Tech: le soluzioni per chiudere il gap tra millennials vs baby boomer

Per attivare un piano di formazione adeguato, oggi sono diversi gli strumenti per lo sviluppo e l’aggiornamento delle competenze digitali, anche quelle più “soft”. L’insieme delle tecnologie a servizio delle risorse umane, che supportano il change management, prende il nome di HR Tech. Tra queste troviamo le piattaforme e-learning, che offrono corsi di formazione con un alto livello di coinvolgimento, personalizzazione e esperienzialità per ogni dipendente.

Nelle piattaforme e-learning, flessibilità e personalizzazione sono dei veri plus: c’è la possibilità di costruire percorsi su misura delle competenze, delle aspirazioni e attitudini di ogni individuo; di comprendere il valore degli strumenti digitali nel lavoro quotidiano; di crescere e formarsi.

Così anche i più scettici, come spesso risulterebbero apparire i baby boomer, hanno la possibilità di ricredersi, avere fiducia nel nuovo e nelle potenzialità della tecnologia. Con questa filosofia e questi strumenti, il gap generazionale (millennials vs baby boomer) non sarà mai più un limite.

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